La UE traccia la via per smartphone più duraturi e sicuri

diCristiano Silenzi

La Commissione Europea ha presentato recentemente la bozza di una nuova direttiva che mira ad allungare il ciclo di vita degli smartphone.

La lotta all’inquinamento ambientale si muove anche sul terreno dell’elettronica. Dopo la notizia della proposta di legge per uniformare lo standard dei cavi di ricarica dei dispositivi che diverrà realtà nel 2024, è finalmente giunta l’ora di affrontare l’annoso problema dell’obsolescenza programmata dei vari componenti di uno smartphone, tablet o altri dispositivi, in particolare della batteria.

 

Che cos’è l’”obsolescenza programmata”?

La definizione su Wikipedia è questa:

“L'obsolescenza programmata o pianificata in economia industriale è una strategia volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da limitarne la durata a un periodo prefissato.”

https://it.wikipedia.org/wiki/Obsolescenza_programmata

 

In pratica, il destino di ogni smartphone è già segnato in partenza: dopo tre o al massimo quattro anni probabilmente smetterà di funzionare o inizierà a manifestare problemi tali da impedirne l’utilizzo.

L’idea dell’UE è quella di evitare di dover rimpiazzare i propri device a causa di rotture “programmate” e di ridurre, quindi, la quantità di scarti altamente inquinanti prodotti dai telefoni. Gli oggetti tecnologici sono tra i rifiuti più inquinanti e difficilmente vengono smaltiti. Inoltre, contengono al proprio interno elementi rari (come oro, palladio, terre rare, rame) che potrebbero essere riciclati e che invece finiscono nelle discariche (ne abbiamo parlato anche QUI).

 

L’attenzione si concentra soprattutto su pezzi di ricambio e batteria

La UE punta a far sì che i produttori, se non desiderano mettere a disposizione batterie sostitutive, garantiscano a quelle in dotazione, una sopravvivenza di almeno 500 cicli di ricarica senza deteriorarsi e finire al di sotto dell’83% della loro capacità e 1000 con almeno l’80% residuo.

Non solo. Si richiede che i pezzi di ricambio di almeno 15 componenti (batteria, display, fotocamere, porte di ricarica, pulsanti meccanici, microfoni, altoparlanti, cerniere per gli smartphone pieghevoli, slot per schede di memoria/SIM, ecc.) siano resi disponibili facilmente per almeno 5 anni dopo l’uscita del modello sul mercato con istruzioni dettagliate e ufficiali per la sostituzione e riparazione, anche in autonomia.

La bozza della proposta punta a migliorare il rendimento dei dispositivi sul lungo periodo oltre ad assicurare che l'hardware sia reso più riparabile e riciclabile dal consumatore finale. Queste nuove regole sono pensate appunto per aumentare il ciclo di vita dei telefonini venduti nell'Unione.

Infine, viene richiesta un’etichetta di efficienza energetica – come per gli elettrodomestici – che indichi chiaramente la durata del ciclo di vita e il livello di resistenza alle cadute. Una sorta di “data di scadenza” che aiuterebbe il consumatore nella scelta rendendolo più consapevole.

 

Quali sono i vantaggi?

Il vantaggio dell’introduzione di queste novità è stato calcolato: l’impatto sull’ambiente sarebbe ridotto di un terzo in termini di consumo energetico associato alla produzione e l’uso dei dispositivi elettronici. Secondo un autorevole studio di un organismo non governativo ripreso dal Financial Times, estendere di cinque anni il ciclo di vita permetterebbe di risparmiare emissioni per circa 10 milioni di tonnellate di CO2 in tutta l’Unione Europea. Per fare un confronto, equivarrebbe a togliere 5 milioni di automobili dalla strada.

 

Migliorata anche la sicurezza

Le attenzioni dell'Unione Europea si concentrano anche sul software. La loro richiesta è che i fornitori dei sistemi forniscano aggiornamenti ai vari Os per un minimo di tre anni, e che gli aggiornamenti di sicurezza vengano garantiti per cinque anni. Inoltre, la bozza prevede esplicitamente che l'autonomia del dispositivo «non debba deteriorarsi dopo l'applicazione di un aggiornamento del sistema operativo o del firmware», ma anche che non ci sia «alcun cambio nelle prestazioni causato dal rifiuto di un aggiornamento». (leggi qui maggiori informazioni circa gli aggiornamenti).

 

Quando sarà operativa

L’UE raccoglierà feedback sulla proposta fino al 28 settembre per poi adottarla definitivamente entro fine anno. A questo punto le nuove regole per rendere i dispositivi elettronici più sicuri, riparabili ed eco compatibili entreranno in vigore dodici mesi dopo l’approvazione finale.

 

Immagine di bublikhaus su Freepik

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